Catégorie : Glanure

Tout s’envenime. En pleine apnée, bêtement installés, nos yeux figés s’accrochant aux moindres détails étouffent. De nos respirations le verre se couvre d’une saloperie de pellicule laissant apparaître de ridicules pictogrammes. Ces vestiges stigmates dessinés par des doigts sales soudoient notre attention. Lancés à pleine allure, le crépuscule nous prend en chasse et nous piège de nos propres reflets. Le paysage défile, nos iris tressaillent bien incapables de s’arrimer quelque part. L’éventualité de surprendre nos regards troublés nous menace de l’asphyxie. Rien ne va. Il n’y a qu’une fuite lointaine qui puisse nous sauver des imperceptibles chatoiements de ce triple-vitrage. Elle est impossible. Nous sommes coincés entre l’instabilité environnante et la constance de nos ombres.

Argon à la con !

  • 10 septembre 2018
  • Posté par romain

« Ogni mattino, quando mi risveglio ancora sotto la cappa del cielo, sento che per me è capodanno.

Perciò odio questi capodanni a scadenza fissa che fanno della vita e dello spirito umano un’azienda commerciale col suo bravo consuntivo, e il suo bilancio e il preventivo per la nuova gestione. Essi fanno perdere il senso della continuità della vita e dello spirito. Si finisce per credere sul serio che tra anno e anno ci sia una soluzione di continuità e che incominci una novella istoria, e si fanno propositi e ci si pente degli spropositi, ecc. ecc. È un torto in genere delle date.

Dicono che la cronologia è l’ossatura della storia; e si può ammettere. Ma bisogna anche ammettere che ci sono quattro o cinque date fondamentali, che ogni persona per bene conserva conficcate nel cervello, che hanno giocato dei brutti tiri alla storia. Sono anch’essi capodanni. Il capodanno della storia romana, o del Medioevo, o dell’età moderna.

E sono diventati così invadenti e così fossilizzanti che ci sorprendiamo noi stessi a pensare talvolta che la vita in Italia sia incominciata nel 752, e che il 1490 0 il 1492 siano come montagne che l’umanità ha valicato di colpo ritrovandosi in un nuovo mondo, entrando in una nuova vita. Così la data diventa un ingombro, un parapetto che impedisce di vedere che la storia continua a svolgersi con la stessa linea fondamentale immutata, senza bruschi arresti, come quando al cinematografo si strappa il film e si ha un intervallo di luce abbarbagliante.

Perciò odio il capodanno. Voglio che ogni mattino sia per me un capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno. Nessun giorno preventivato per il riposo. Le soste me le scelgo da me, quando mi sento ubriaco di vita intensa e voglio fare un tuffo nell’animalità per ritrarne nuovo vigore.

Nessun travettismo spirituale. Ogni ora della mia vita vorrei fosse nuova, pur riallacciandosi a quelle trascorse. Nessun giorno di tripudio a rime obbligate collettive, da spartire con tutti gli estranei che non mi interessano. Perché hanno tripudiato i nonni dei nostri nonni ecc., dovremmo anche noi sentire il bisogno del tripudio. Tutto ciò stomaca.

Aspetto il socialismo anche per questa ragione. Perché scaraventerà nell’immondezzaio tutte queste date che ormai non hanno più nessuna risonanza nel nostro spirito e, se ne creerà delle altre, saranno almeno le nostre, e non quelle che dobbiamo accettare senza beneficio d’inventario dai nostri sciocchissimi antenati ».

Antonio Gramsci, 1 gennaio 1916, Avanti!, edizione torinese, rubrica Sotto la Mole.

Odio il capodanno

  • 1 janvier 2018
  • Posté par ourselves

  • 6 octobre 2015
  • Posté par romain

Faîte

Faîte

  • 10 avril 2012
  • Posté par romain

"La propriété c'est le vol" & "la paternité un devoir" & "le commerce un délit"

Creative Commons License